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il committente obbligo di verificare l'operato dei coordinatori

Gli obblighi del committente,  in merito la suprema Corte, vanno tenuti distinti da quelli dei coordinatori per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori e sono limitati al controllo della materiale e regolare esecuzione da parte dei coordinatori dei loro compiti e non a sostituire gli stessi.

In particolare l’obbligo di verificare l’adempimento della redazione del piano di sicurezza e di coordinamento non può tradursi, secondo la suprema Corte, nella integrale e piena responsabilità per il contenuto che ha tale documento, in quanto, da un lato, non vi sarebbe alcuna distinzione nella posizione delle due figure e dall'altro si verificherebbe da parte del committente un suo non corretto ingerimento, in considerazione della sua competenza, nella redazione di un piano del quale risponde il coordinatore. La verifica che deve effettuare il committente consiste sostanzialmente, secondo la Corte suprema, nel controllare che il coordinatore abbia provveduto a redigere il piano di sicurezza e di coordinamento e che nello stesso non vi siano evidenti e macroscopiche inadeguatezze o illegalità.

La Corte di Appello, in parziale riforma della sentenza di primo grado del Tribunale, ha confermata la condanna per il reato di cui agli arti. 113, 590, primo, secondo e terzo comma, del codice penale, in relazione agli artt 583, primo comma, del codice penale e 2087 del codice civile, nei confronti del socio di una società e delegato alla sicurezza, committente dei lavori, del presidente del Consiglio di Amministrazione e del consigliere delegato della società appaltatrice dei lavori, e del coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione, alla pena (sospesa) di mesi due di reclusione ed al risarcimento dei danni, da liquidare in separata sede nei confronti della parte civile, oltre al pagamento delle spese processuali, per aver procurato, lesioni guaribili in più di 200 giorni a un lavoratore autonomo il quale, dovendo scendere dalla copertura su cui lavorava, si sganciava dal dispositivo retrattile a cui era agganciato per raggiungere la scala di accesso e precipitava da altezza di circa 3,5 metri, appoggiando il piede su lucernario che si sfondava.


Le decisioni in diritto della Corte di Cassazione

La Corte suprema ha rilevato in merito che sia nella sentenza di primo grado che in quella di secondo grado è risultato accertato che il committente non era stato informato dell’introduzione del lavoratore autonomo nel cantiere e dell’esecuzione di lavori da parte sua per cui andava esclusa qualsiasi violazione da parte dello stesso dell’obbligo di informazione di cui all’art. 26 del D. Lgs. n. 81/2008 che da un lato grava sul committente nei confronti del proprio appaltatore o dei lavoratori autonomi incaricati, ma che deve essere adempiuto anche dall’appaltatore sub-committente nei confronti dei propri sub-appaltatori o lavoratori autonomi incaricati, e, dall’altro lato, è configurabile solo nei confronti di quei soggetti della cui presenza nel cantiere il committente sia stato ritualmente edotto.

Per quanto concerne, invece, l’asserita violazione dell’obbligo di verifica, da parte del committente, dell’adempimento degli obblighi del coordinatore per la corretta progettazione ed esecuzione dei lavori, ha così proseguito la Sez. IV, occorre premettere che, ai sensi dell’art. 93, comma 2, del D. Lgs. n. 81/2008, la designazione del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l'esecuzione non esonera il committente o il responsabile dei lavori dalle responsabilità connesse alla verifica dell'adempimento, da parte del designato, degli obblighi di cui agli articoli 91, comma 1, e 92, comma 1, lettere a), b), c) e d) e e) e che la disciplina vigente prevede ragionevolmente la possibilità, nel caso che il committente non possa o non voglia gestire in proprio tale ruolo, di designare un responsabile dei lavori e/o i coordinatori per la progettazione ed esecuzione dei lavori. Il momento progettuale e esecutivo di un’opera, ha ricordato la suprema Corte, implicano conoscenze tecniche elevate, di cui il committente può essere privo, per cui è naturale che egli, o il responsabile dei lavori in sua vece, possa avvalersi della cooperazione di soggetti qualificati, quali appunto il coordinatore per la progettazione e per l'esecuzione dei lavori, i quali devono assolvere compiti delicati, come il redigere il piano di sicurezza e di coordinamento ed il fascicolo delle informazioni per la prevenzione e la protezione dai rischi.

In particolare, ha così concluso la Corte di Cassazione, “l'obbligo di predisporre il piano di sicurezza e coordinamento, come previsto dall’articolo 91, non può tradursi nella integrale e piena responsabilità per il contenuto di tale documento, in quanto, da un lato, non vi sarebbe alcuna distinzione nelle posizioni e, dall'altro, il committente non può ingerirsi, in considerazione sia delle sua competenza sia del sistema normativo complessivo, nella redazione del piano, di cui risponde il coordinatore, sicché la verifica comporta il controllo della elaborazione del documento e della sua non evidente e macroscopica inadeguatezza o illegalità”.

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